psicologa psicoterapeuta verona

ANSIA, PANICO, FOBIE…

Dottoressa Nazarena Rossi

Quando una persona si rivolge a me riferendo di provare “ansia o panico” come prima cosa si cerca di comprendere i significati che vengono attribuiti a tale esperienza. Questa viene considerata unica, nonostante venga descritta attraverso “etichette” convenzionali corrispondenti alle categorie diagnostiche (1) dei manuali della “salute mentale”. La psicoterapia interazionista (2) infatti non considera il problema come un dato “oggettivo” e la persona non viene considerata secondo le definizioni diagnostiche; queste andrebbero a ridurre la complessità, la ricchezza e la fluidità dell’esperienza di ognuno, costringendola all’interno di un elenco di sintomi e dati statistici.
Ecco che l’interesse non è rivolto alle presunte cause di un problema ma sul suo funzionamento. Si parte quindi dal racconto di ciò che la persona pensa e fa concretamente, per capire come si è generato e mantenuto il problema, attraverso quali tentativi si è cercato di risolverlo e quali effetti ha generato. Si va a comprendere quali sono i contesti nei quali l’esperienza ansiosa si manifesta, quali relazioni li abitano, i ruoli e le posizioni che le altre persone occupano rispetto al problema e con quali implicazioni.
Si interviene in primo luogo dando indicazioni che vanno ad interrompere ciò che fino a quel momento inconsapevolmente contribuiva a mantenere la situazione ansiosa. Parallelamente si va ad incentivare l’utilizzo di modalità alternative rispetto alla situazione percepita come critica, in modo che la persona possa sperimentare concretamente situazioni che consentano di uscire dai confini tracciati fino a quel momento dall’ esperienza problematica. Il lavoro proposto va nella direzione di “bloccare” le comunicazioni che avvallano le difficoltà e promuovere realtà prive delle “voci” che sostenevano il problema.
Ampliando gli scenari si aumenta la prospettiva e si vivono in prima persona situazioni nuove attraverso modalità alternative, prive dei connotati dell’esperienza ansiosa. Gli effetti positivi che la persona sperimenta fungono da incentivo a generalizzare i successi ad altre situazioni, facendoli poi propri.
L’obiettivo si raggiunge quando la persona, sperimentando nuovi modi di raccontarsi, agire e relazionarsi, vive direttamente un cambiamento rispetto alla situazione di partenza, definita come ansiosa.1. I disturbi d’ansia classificati nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali-APA 2013) sono:

  • Disturbo d’ansia da separazione
  • Mutismo panico
  • Agorafobia
  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Disturbo d’ansia da condizione medica
  • Altro Disturbo d’ansia specifico
  • Disturbo d’ansia non selettivo
  • Fobia Specifica
  • Disturbo d’ansia sociale
  • Disturbo d’ansia non altrimenti specificato

2. Il Modello Interazionista si propone come una cornice concettuale basata su specifici assunti epistemologici che avvalorano l’uso pragmatico e pluralista di una serie di strategie terapeutiche, pur prendendo le distanze da un atteggiamento clinico di tipo eclettico e oggettivista. La terapia interazionista, infatti, non si focalizza sul “problema” inteso come dato oggettivo, ma sulle significazioni che le persone agiscono per configurarlo come tale. La parola “ansia”, allora, non indica più un referente nel mondo, ma rappresenta piuttosto la reificazione linguistica di un’esperienza che risulta intelligibile all’interno di un determinato campo relazionale. Il Modello Interazionista s’interessa pertanto dei processi conoscitivi messi in atto per costruire l’ansia come “reale” e si propone di sfidare tali significazioni riconfigurando il processo di costruzione della realtà (Romaioli, 2011).