
-quando i genitori chiedono una consulenza psicologica per i problemi che hanno con i propri figli?
-quali aspettative hanno nei confronti del terapeuta e del percorso psicologico?
– si possono accompagnare i genitori a modificare il proprio comportamento nei confronti dei figli per costruire una relazione nuova?
-come raggiungere con loro obiettivi di cambiamento, ripristinando un nuovo equilibrio e generare benessere all’interno della famiglia?
Diversi genitori mi chiedono una consulenza psicologica quando, sfiniti da una serie di tentativi messi in atto per affrontare i problemi con i loro figli, si rendono conto che i propri sforzi non solo non hanno funzionato, ma talvolta sembrano aver peggiorato la situazione.
Alcuni mi chiamano perché io riceva direttamente il figlio (in genere assolutamente contrario alla proposta) per capire “cosa c’è che non va in lui”;
in parte seriamente preoccupati da un’ eventuale risposta critica, ma al contempo quasi speranzosi che l'”esperto” dia finalmente loro una spiegazione, un nome, a tutti quei comportamenti del figlio che loro proprio non comprendono e che continuano “inutilmente” a “combattere”.
Pensano che, nonostante sarà per loro doloroso sapere che il figlio potrebbe avere una qualche malattia della mente o del comportamento, almeno una psicoterapeuta potrà dire loro se sarà possibile una guarigione.
Gli esempi possono essere vari, ogni storia è unica, tuttavia questo è uno “schema” ricorrente.
La consulenza che propongo in questi casi non prevede necessariamente di vedere il figlio. Perché spesso il “problema” non va cercato “dentro di lui”, ma nella relazione che si è creata nel tempo tra il ragazzo e i genitori.
Come se tutti i componenti della famiglia fossero stati fin dall’origine degli attori professionisti che, dopo aver imparato così bene la propria parte e dopo averla recitata per così tanto tempo, si fossero dimenticati che il loro era solo un ruolo e che, in quanto tale, può essere ancora modificato.
In alcuni casi la relazione tra genitori e figli, in particolare adolescenti, si svolge su un palco che è diventato un ring, dove ogni giorno si giocano uno o più round. Un ring dove però non ci sono vincitori: entrambi combattendo, perdono e ovviamente si fanno male.
Un esempio frequente riguarda il genitore di un adolescente che “per il suo bene” limita il comportamento del figlio con regole rigide, imposizioni e “paternali”. Il ragazzo sentendosi (a suo avviso) ingiustamente privato della propria agognata libertà, non solo rifiuta di principio qualsiasi regola, ma mette anche in atto comportamenti trasgressivi, sentendosi legittimato dal fatto che i genitori non lo capiscono. A quel punto i genitori, per persuadere il figlio che il suo comportamento è inaccettabile, insistono nel togliere ulteriormente i privilegi concessi (come il telefono o il motorino), suscitando nel ragazzo rabbia e ancor più desiderio di trasgredire proprio ciò che viene imposto. Si innesca così un circolo vizioso senza fine.
La consulenza psicologica mira proprio ad interrompere queste abitudini, per crearne di nuove.
L’obiettivo si raggiunge quando il genitore viene visto dal figlio come un leader credibile, magari anche un po’ rompiscatole o retrò, ma pur sempre come un punto di riferimento che va ascoltato.
L’obbiettivo si può ottenere aiutando i genitori a vedere il mondo con gli occhi del figlio, a mettersi nei suoi panni, dimostrando di comprenderlo, pur mantenendo la propria autorevolezza di adulti.
E voi che genitori volete essere?
Per chiedere una consulenza psicologica su questi e altri temi,
contattatemi al 3425373122
o scrivete a [email protected]
Dott.ssa Nazarena Rossi
Psicologa psicoterapeuta





