PER ALUNNI DELLE CLASSI SECONDE DELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO (2019-2020)
Per l’anno scolastico 2019-2020 sono stata incaricata di organizzare il progetto sulla “conoscenza di sè” per gli alunni delle classi seconde della scuola secondaria di primo grado di un istituto della provincia di Verona.
Per la situazione imposta dalle normative Covid-19, si è deciso, in accordo con i rappresentanti istituzionali, di predisporre in modalità on-line le attività previste dal progetto, che normalmente si sarebbe svolto in aula con il gruppo-classe.
Le nove classi destinatarie dell’intervento sono state suddivise in due sotto-gruppi, in modo da agevolare il confronto sulla piattaforma. Ad entrambi i gruppi sono stati proposti due incontri da un’ora ciascuno.
Coerentemente con l’approccio teorico-metodologico da me utilizzato, si è deciso di costruire l’intervento in modo personalizzato, sulla base di ciò che emergeva direttamente dai testi dei protagonisti del progetto: i ragazzi.
Precedentemente al primo incontro, ho quindi elaborato alcune domande da sottoporre agli studenti; questo per raccogliere informazioni sulla loro personale esperienza rispetto alla situazione che stavamo vivendo, che sono poi state utilizzate nell’incontro con loro come strumento di espressione e condivisione dei vissuti riportati. Essendo in quel periodo ancora all’interno del “lockdown”, le domande facevano riferimento alle emozioni, sensazioni e pensieri conseguenti alle restrizioni di quei giorni, con l’obiettivo di esplorare i significati da loro espressi e utilizzarli come traccia per la discussione di gruppo.
Attraverso domande, che andavano a stimolare un “brainstorming” sulla parola “coronavirus”, sono emersi in primis molti aspetti critici riscontrati come parte integrante della situazione. Tematiche fino a poco prima così lontane o rare come “virus, contagio, malattia, morte, ospedali, distanza, lavarsi, igiene, mascherine ecc”, sono diventate il sottofondo insistente delle nostre giornate per molte settimane.
Abbiamo quindi dato spazio inizialmente all’espressione dell’esperienza individuale relativa al cambiamento in atto e alle eventuali difficoltà provate, ad esempio per l’interruzione delle attività consuete e per il dover velocemente adattarsi ad un nuovo scenario, che necessitava l’apprendimento repentino di nuove competenze e abitudini. Nello stesso tempo però la discussione di gruppo è servita per comprendere come una situazione straordinaria come questa avesse creato l’opportunità di scoprire e sperimentare nuove risorse e competenze, che non si pensava si potessero avere o raggiungere. Cito qualche esempio: l’iniziale difficoltà nel gestire la didattica a distanza e scoprire poi che con l’esercizio e l’impegno è stato possibile raggiungere risultati insperati; la noia sperimentata nel primo periodo, che ha spinto poi ad impegnarsi in attività precedentemente trascurate, si è dimostrata generativa di nuovi interessi e occupazioni.
Già nelle prime risposte dei ragazzi risultava evidente che una tale situazione, seppur così spaventosa, si stesse rivelando un’opportunità per riflettere su questioni importanti, che precedentemente non erano state prese in considerazione: ad esempio, la messa in discussione della discriminazione mediatica nei confronti di alcune popolazioni (“è colpa dei cinesi”); l’importanza della tutela dell’ambiente, della flora e della fauna, risvegliate in assenza della frenetica attività umana; la difficoltà di vivere nell’incertezza e di accettare che perfino gli adulti più esperti possano trovarsi privi di risposte davanti alle emergenze.
Riflettendo poi sulle risposte relative alle difficoltà provate a causa delle limitazioni imposte, abbiamo raccolto materiale che ci è servito per riflettere insieme sulle emozioni, in particolare su quelle ritenute spiacevoli come paura, ansia, tristezza, emerse come comune denominatore nel sentire della maggior parte dei ragazzi.
In questo caso il gruppo ha funzionato come potente strumento di condivisione e riflessione sulla propria e altrui esperienza. Per molti è risultato importante rendersi conto di non essere soli nel provare emozioni come paura, ansia, tristezza e nell’affrontare le medesime difficoltà.
Ciò ha aiutato a prendere consapevolezza, ad esempio, dell’importanza di tutto ciò che ci è mancato improvvisamente, che nella precedente routine magari veniva dato per scontato o sottovalutato. Tra i valori emersi abbiamo l’importanza dell’amicizia vissuta dal vivo e la difficoltà di separarsi dagli affetti lontani; anche la presenza della famiglia, nonostante le difficoltà legate alla riorganizzazione degli spazi e dei tempi, è stata per molti un’ancora fondamentale “di salvezza” nei momenti più critici.
Il passaggio successivo, agevolato dalla visione di alcuni video sul tema delle emozioni e dell’affettività, è stato quello di approfondire il significato e la funzione di tutte le emozioni e mettere in discussione alcuni luoghi comuni su questo argomento. Abbiamo visto come, in particolare in questa situazione, sia normale essere spaventati o tristi e come invece alcuni miti e stereotipi sulla felicità ( ad esempio: “Bisogna sempre essere felici, sentirsi sempre bene”; “Se sono triste non vado bene…avere paura è da deboli!”; “Tutti gli altri sono felici tranne me”) siano delle trappole che, se ci crediamo troppo, possono portarci paradossalmente all’infelicita’.
Anche per il secondo incontro abbiamo usato come punto di partenza i racconti prodotti dai ragazzi in seguito agli input consegnati a conclusione del primo incontro.
Riprendendo gli argomenti precedenti, abbiamo proseguito la riflessione focalizzandoci su ciò che di positivo ci ha sorpresi di noi stessi e degli altri durante il periodo dell’ “isolamento”. E’ emerso che, vissuti poco piacevoli come la noia e la paura, se canalizzati in modo utile, possono fungere da potenti attivatori per intraprendere nuove esperienze e dare letture della realtà alternative. E’ stato molto interessante ripercorrere i resoconti delle molteplici occupazioni intraprese dai ragazzi, focalizzarci sullo stupore per la creatività che sono riusciti a dimostrare in queste situazioni.
Soffermandoci poi sull’importanza delle relazioni, abbiamo compreso quanto la tecnologia sia stata uno strumento ostico in certi casi, ma al contempo fondamentale e utile per sopperire all’impossibilità di svolgere le attività consuete in presenza e di accorciare le distanze con chi era fisicamente lontano. E’ stata quindi l’occasione per parlare delle potenzialità di questi nuovi media e dell’importanza del loro utilizzo per saperli gestire nel modo più adeguato. Una situazione come questa ha dimostrato ancora più che la tecnologia offre si’ possibilità pressochè infinite, ma non può sostituire la vicinanza e il contatto fisico dell’esperienza relazionale. Inoltre abbiamo problematizzato le possibili implicazioni derivanti da un un uso eccessivo della tecnologia, come la dipendenza da internet ecc.
Proseguendo la riflessione sulle risorse che si possono scoprire nelle difficoltà e sulla capacità di superare gli ostacoli traendone un insegnamento utile per il futuro, abbiamo poi introdotto il termine “resilienza”. Ne abbiamo discusso con l’ausilio di alcuni spezzoni di film, che ci hanno fornito degli interessanti spunti di riflessione e pretesti per approfondire i significati di questo apprendimento, per poi riportarli nella pratica della quotidianità dei ragazzi. Abbiamo così conosciuto la biografia di persone che ci hanno dimostrato come, con impegno e fatica, chiunque possa sviluppare il proprio talento e quelle qualità che, con l’aiuto di strumenti e competenze, portano a sentirsi soddisfatti di sé ed efficaci con gli altri.
Infine con l’aiuto di altri cortometraggi e film di animazione, abbiamo parlato di “intelligenza emotiva” e di “empatia”, in quanto competenze personali e relazionali che possono riassumere le questioni emerse dalle attività condivise in entrambi gli incontri.
Anche in questo caso la tecnologia ci è venuta in aiuto e ci ha consentito di effettuare, seppur in modo diverso, gli incontri previsti per le classi.
Ci si auspica che, tornati alla “normalità”, si possa proseguire con gli incontri in presenza, che offrono senz’altro maggiori possibilità di interazione e intervento.
Sarebbe interessante poter organizzare in futuro a scuola delle formazioni anche per gli insegnanti e i genitori, oltre che per gli studenti, in modo da costruire un percorso in parallelo che duri nel tempo, in grado di coinvolgere tutte le figure che compongono l’universo scolastico e gli ambienti di vita dei ragazzi.





